Una guida per capire perché le banche possono fallire: dove iniziano i problemi

da | Gen 22, 2018

CASO 5

Lo schema Ponzi. Qui entriamo nel mondo dell’ingiustizia ancorchè legalizzata.

Fino ad ora abbiamo visto cosa succede quando il credito è generato da precedente risparmio, peccato però che le banche non operino come nei casi visti sopra. La legge infatti consente loro di generare credito dal nulla. Vediamo come.

Supponiamo che la banca abbia una cassa disponibile di 100 euro.

E supponiamo che ci siano quattro correntisti della banca A,B,C e D che chiedono l’erogazione di un credito.

Immaginiamo che la banca eroghi il credito sui C/C dei clienti presso la banca stessa e che però adesso operi con il 4% di riserva (ricordiamo che il coefficiente di riserva obbligatoria in europa è dell’1%).

 Vediamo cosa avviene in contabilità.

Ormai sappiamo come funziona per cui ci concentreremo solo sulle movimentazioni della banca. Notiamo che per ogni cliente cui la banca eroga un credito la banca registra:  

a) i movimenti di 25, 15, 35 e 50 euro nel passivo della banca alle voci “C/C di A”, “C/C di B”, “C/C di C”, “C/C di D” per un totale di 125 euro di credito erogato;

b) i movimenti all’attivo di pari importo alla voce “Credito a A”, “Credito a B” “Credito a C” “Credito a D”  .

Stavolta però solo 5 euro della Cassa disponibile vengono “congelate” nella “Riserva 4%”.

Vediamo quali sono le implicazioni di tutto questo:

a)  l’emissione del credito non avviene con disponibilità che provengono da precedente risparmio; a fronte del credito erogato dalla banca non ci sono risparmiatori che hanno prestato alla banca i soldi da erogare. In questo caso la banca genera credito dal nulla congelando solo il 4% di liquidità disponibile in riserve;

b)  aumenta la moneta in circolazione che passa da zero a 125 euro (i rettangoli verdi); ma non solo, anche la moneta nel sistema potenzialmente in circolazione aumenta enormemente perchè ora che la banca non opera più con riserva al 100%, i 95 euro che rimangono nella cassa disponibile della banca possono generare moneta con un effetto leva. A fronte di ogni euro disponibile che viene congelato a riserva, la banca può ora generare 25 euro di credito. Questo fattore moltiplicativo si chiama “moltiplicatore monetario” ed è pari al reciproco del coefficiente di riserva. Si noti inoltre che ogni volta che un cliente deposita i propri soldi sul suo C/C la banca può ora tenerne congelati solo un venticinquesimo, gli altri confluiscono nella cassa disponibile della banca che può essere utilizzata per generare credito con l’effetto moltiplicativo testè esaminato;

c)  il sistema bancario non è stabile perchè se tutti i clienti dovessero prelevare contemporaneamente tutti i saldi di conto corrente, la banca non avrebbe nelle riserve la liquidità necessaria a soddisfare le richieste dei clienti.

Quindi quando una banca opera con coefficiente di riserva inferiore al 100%, in virtù di quanto gli è concesso dalla legge, essa ha la possibilità di inflazionare la moneta generandola dal nulla, ed è incentivata a farlo perchè così può ottenere facili ricavi prodotti dall’attività del credito.  Se vi chiedete come fa un sistema intrinsecamente instabile a non collassare in caso di corsa agli sportelli, bè la risposta è che a questo ci pensa la banca centrale; questa, in caso di necessità, presterebbe denaro alla banca in difficoltà in qualità di “prestatore di ultima istanza”. Dove trova il denaro? Semplice, lo stampa (ricordate non c’è più il “gold standard” che metteva un limite a questa possibilità), aumentando ulteriormente l’inflazione monetaria.

Ma anche se il sistema è puntellato, non vuol dire che questo modo di operare non generi effetti distorsivi. Oltre agli effetti dovuti all’inflazione monetaria, infatti, la possibilità di erogare facile credito distorce abbassandolo il tasso di interesse naturale. Questo perchè la banca, non dovendo reperire dal risparmio le risorse da prestare (cosa che implicherebbe un tasso di interesse per il credito erogato superiore al tasso di interesse che la banca dovrebbe pagare per la raccolta, altrimenti non avrebbe margini di profitto), questa può permettersi di prestare soldi a tassi sempre più bassi.

L’abbassamento artificiale del tasso di interesse di mercato fa sì che molti soggetti economici chiedano soldi in prestito dalla banca; in particolare gli imprenditori che hanno bisogno di fondi per finanziare progetti che a tassi di mercato più elevati non sarebbero profittevoli. In pratica, si finanziano progetti farlocchi che in condizioni normali non verrebbero finanziati.

Questa situazione di crescita artificialmente pompata (fase di boom del ciclo economico) a un certo punto reclama un prezzo da pagare. E questo avviene quando gli imprenditori cominciano ad essere in difficoltà (fase di bust del ciclo economico) e non riescono a ripagare alle banche i prestiti ricevuti.

Ecco come nascono i Non Performing Loans (NPL, ovvero i crediti in sofferenza) che mettono la banca di fronte alla possibilità di fallimento se non viene aiutata dallo stato. Aiuto che non potrebbe essere dato per la legge sul bail in ; ma, come avete visto nel caso delle banche venete e di monte paschi, si trova sempre un modo per evitare il fallimento delle banche scaricando i costi sulla collettività.

E’ evidente che senza la possibilità di operare con bassi coefficienti di riserva, le banche non erogherebbero credito con tanta facilità, pessimi progetti di amici non verrebbero finanziati e il fenomeno dei NPL sarebbe estremamente più contenuto.

Ecco perché le banche falliscono. Perché il meccanismo di funzionamento del sistema bancario, non avendo il freno della riserva intera e sentendosi protetto dalla banca centrale, favorisce il moral hazard.

Secondo l’ultima rilevazione fornita dall’Autorità bancaria europea (EBA), a dicembre scorso in Europa l’incidenza delle esposizioni deteriorate sul complesso dei prestiti era mediamente pari al 5,1 per cento per un ampio campione di grandi banche europee; per le banche italiane incluse nel campione (quelle migliori) il rapporto si attestava al 15,3 per cento. Come sempre ci piace distinguerci.

Le banche venete fallite avevano un rapporto di NPL sul totale dei crediti intorno al 30%. Ma nel loro caso non finiva qui. Si entrava nel criminale. Ed eccoci all’ultimo caso da esaminare.

CASO 6

Lo schema Ponzi al quadrato. Nel caso precedente le banche generavano credito dal nulla, tuttavia la necessità di requisiti patrimoniali minimi limitava tale possibilità. Certo, se si potesse generare anche capitale dal nulla… Ebbene, è quello che facevano alcune delle banche fallite.

Il seguente schema illustra questo caso, che è simile al precedente con la differenza che ora le banche erogavano un po’ più credito di quanto servisse effettivamente al cliente per poi fargli comprare con l’eccesso erogato nuove azioni emesse dalla banca.

In questo modo creavano capitale dal nulla. Capitale che gli consentiva di erogare ancora più credito in una spirale che non poteva finire che con il fallimento.

La colpa è degli amministratori delle banche in questione? Certo, ma non solo.

La Banca d’Italia ha spiegato come segue su un documento pubblicato sul suo sito. “La crisi delle due banche venete è stata generata dalla gravissima recessione che ha colpito il Paese, ma anche da comportamenti scorretti degli amministratori e dei dirigenti” emersi “negli ultimi quattro anni”, con inchieste giudiziarie avviate dietro segnalazioni della Banca d’Italia.” (cit da un articolo del Corriere della Sera).

La verità è che questo sistema, non solo produce inflazione monetaria e le sue conseguenze dannose, non solo determina i devastanti cicli economici di boom e bust, ma consente anche questo tipo di comportamenti aberranti, che non potrebbero in alcun modo sussistere nel caso il sistema bancario adottasse un coefficiente di riserva del 100% e il credito venisse erogato solo a fronte di risparmio.

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