Una guida per capire perché le banche possono fallire: I cinque concetti economici di base.

da | Gen 22, 2018

Il recente fallimento di alcune banche commerciali ha scatenando i nostri politici alla ricerca di soluzioni per “proteggere il risparmio” dei cittadini e “punire i responsabili”.

A titolo di esempio ecco cosa viene riportato al primo punto del “Programma Banche” di uno dei principali partiti.

“Ogni italiano deve sapere cosa una banca fa dei suoi soldi. Chi specula sull’economia “di carta” non può e non deve operare con le risorse di cittadini e imprese. Dunque, si affronterà il tema della separazione tra merchant bank e istituti commerciali: questi ultimi saranno gli unici autorizzati alla “raccolta dei depositi” e al finanziamento di famiglie e aziende.” E più o meno la stessa cosa sta avvenendo presso gli altri schieramenti politici.

Il problema però è che chi propone soluzioni non ha capito, e chi ha capito non ha interesse a proporre alcuna soluzione.

Quindi, temiamo, il risparmio non verrà protetto e i responsabili non verranno puniti.

Al di là infatti delle oggettive responsabilità di amministratori e dirigenti delle banche fallimentari, il problema risiede nel fatto che è il sistema bancario che va riformato perché instabile e ingiusto, non è colpa (solo) di singoli individui. Il sistema però non va riformato solo separando le banche d’affari dagli istituti di credito, ma in modo più profondo.

Per capirlo è necessario andare per gradi e vedere cosa causa il fallimento delle banche. Solo così si potrà comprendere la strutturale instabilità e ingiustizia del sistema attuale. Faremo quindi un piccolo percorso ragionando in modo semplice su cose che vengono date per scontate senza essere comprese fino in fondo. Capire le cose è l’unico modo per avviare un reale cambiamento basato su scelte consapevoli.

Prima di iniziare facciamo una premessa per introdurre alcuni semplici concetti economici di base. Li chiameremo le basi dell’economia che tutti devono conoscere. Ci vuole un livello di attenzione medio per un massimo di 10 minuti.

Prima base: la moneta (i soldi)

La moneta è come l’aranciata. L’aranciata è gustosa quando è pura, solo succo d’arancia. Diciamo che servono 10 arance per fare un litro di aranciata pura. Se, per averne di più, si annacqua un litro di aranciata pura con dieci litri di acqua, il risultato è un beverone senza sapore e gusto, perchè adesso ci sono solo 10 arance in 11 litri di aranciata annacquata (e non 110 come dovrebbero essercene se fosse pura).

Allo stesso modo, se per stampare una banconota da 100 Euro la BCE (o la FED nel caso di dollari) deve avere in cassaforte x milligrammi di oro, è evidente che la sua capacità di stampare moneta sarebbe limitata.

Questa moneta coperta da oro è come l’aranciata pura e si chiama moneta in regime di gold standard.

Se invece la BCE può stampare moneta senza alcun limite, quando lo fa (si chiama inflazione monetaria) diluisce la moneta esistente e ne riduce il valore. Questo signifca che il potere d’acquisto della moneta si riduce e i prezzi dei beni che si possono comprare con essa salgono.

Questa moneta inflazionabile è come l’aranciata annacquata e si chiama moneta fiat (in realtà non è neanche come l’aranciata annacquata, ma è solo acqua colorata, perchè l’arancia non c’è proprio).

E’ evidente che non si può in nessun modo affermare di preservare il valore della moneta continuando a stamparla senza limiti; è come dire che si preserva la qualità dell’aranciata continuando a metterci acqua dentro.

Senza approfondire in questa sede, voglio solo ricordare che inflazionare la moneta genera importanti effetti nocivi nell’economia (per approfondimenti si  veda il mio articolo “Aiuto qualcuno mi spiega cos’è l’inflazione monetaria?”).

In quest’articolo quando si parla di moneta in regime di gold standard si intende un tipo di moneta anelastica che non può essere arbitrariamente inflazionata a costo zero; una moneta quindi che deve avere la caratteristica della rarità, altrimenti potrebbe essere prodotta all’infinito e il suo valore andrebbe a zero. Le criptovalute, ad esempio, hanno questa caratteristica, la moneta fiat no. Il fatto che dietro una siffatta moneta ci sia oro è ottimo (la storia nel corso di secoli lo ha selezionato come la migliore moneta possibile), ma non indispensabile.

Oggi le monete legali di tutto il mondo non sono monete in regime di gold standard ma sono moneta fiat (o valuta) stampabile a costo zero a discrezione delle banche centrali.

La moneta però non sono solo le banconote stampate dalle banche centrali, c’è un’altra importante componente: i saldi dei nostri depositi bancari.

Seconda base: il deposito bancario

Il saldo del nostro conto corrente, o deposito bancario a vista, è a tutti gli effetti moneta e lo considerano tale anche le banche centrali che lo includono nell’aggregato monetario M1.

E’ moneta che invece di essere tenuta in casa sottoforma di banconote è custodita in banca, ma al tempo stesso rimane accessibile in ogni momento attraverso i mezzi di pagamento bancari.

E’ come un portafoglio a distanza.

Il modo con cui usiamo i soldi sul conto è lo stesso delle banconote: si può infatti pagare una fattura con un bonifico oppure acquistare beni e servizi pagando con il bancomat, che pesca i soldi nel conto corrente del titolare.

La gente ritiene ovvio (e le banche lo lasciano credere, si parla infatti di “soldi depositati”) che il contratto alla base di un conto corrente sia quello del deposito. Per capirci quello regolato dall’articolo 1766 del codice civile che prevede che il bene depositato rimanga di proprietà del depositante e che sia solo custodito dal depositario, che non possa essere utilizzato da quest’ultimo e che debba essere restituito su richiesta.

Il fatto che ci aspettiamo questo è ovvio, perchè se così non fosse la banca non potrebbe garantirci la completa disponibilità “a vista” dei nostri soldi, cioè la possibilità di prelevarli in toto in qualunque momento.

Per fare un esempio dimentichiamoci per un momento le banche e immaginiamo di affidare il nostro portafoglio ad un amico perché stiamo andando al mare e non sappiamo dove tenerlo; non ci aspettiamo certo che mentre noi ci rinfreschiamo lui vada in una sala bingo a giocare con i nostri soldi sicuro di intascare una vincita e rimettere quanto prelevato di nascosto nel portafoglio prima del nostro ritorno. Uno che si comporta così sarebbe certo un pessimo amico.

In passato le banche fallivano proprio perchè usavano di nascosto i soldi dei clienti depositati nei conti a vista confidenti che sarebbe stato molto difficile che tutti prelevassero la totalità dei saldi contemporaneamente. Quando però questo si verificava, ad esempio perchè si era diffusa una voce di una possibile difficoltà finanziaria della banca (ricordate la corsa agli sportelli descritta nel film “La vita è una cosa meravigliosa” di F. Capra?), la banca non aveva la liquidità per rimorborsarli e andava in bancarotta.

Purtroppo, invece di utilizzare il contratto di deposito come norma che regola i conti correnti, che obbligherebbe le banche alla pura custodia dei nostri soldi, si è fatta una legge ad hoc ed è stata creata l’istituzione della banca centrale per puntellare l’intrinseca instabilità di un siffatto sistema. 

Con la scusa che la moneta è un bene fungibile, e quindi che il prelievo da parte dei clienti di quanto depositato nei conti non dovesse necessariamente riferirsi alle stesse banconote depositate ma solo a banconote di ugual valore (il tantundem), si è creato per i conti correnti una nuova forma di contratto, il “deposito irregolare”. Tale contratto è regolato dall’articolo 1782 del codice civile e prevede che la proprietà dei soldi venga trasferita temporaneamente alla banca che non ha più obblighi di custodia ma può utilizzare a sua discrezione tali soldi con l’unico obbligo di restituzione su richiesta. Di fatto un prestito mascherato da deposito.

Il fatto che il deposito bancario sia a tutti gli effetti moneta e contemporaneamente che sia inquadrato come “deposito irregolare” che non prevede l’obbligo della custodia del tantundem da parte delle banche ha, come vedremo, importanti implicazioni sul modo e sull’ampiezza con cui la moneta viene inflazionata.

A conclusione di questo importante punto vorrei fare due considerazioni accessorie:

a)  il “deposito irregolare”, che trasferisce la proprietà dei soldi sui nostri conti correnti alla banca, è una evidente forzatura (se si considera che viene fatto passare per deposito quello che in realtà è un prestito). Si tratta, come vedremo, di una interessata concessione di un privilegio da parte dello stato al sistema bancario in cambio di una maggiore facilità di finanziamento dei deficit pubblici (si veda il mio articolo “Deficit, debiti statali e Gold Standard”);

b)  se i nostri soldi, quando sono nei conti correnti, sono di proprietà della banca, si dovrebbe riflettere se l’eventuale imposizione a tenere forzatamente i nostri soldi sui conti bancari eliminando il contante sia compatibile con un livello accettabile di libertà individuali. Vedete come la battaglia al contante sia un leitmotiv delle istituzioni e si parli sempre più spesso di abolizione del contante. Ma, accidenti, la proprietà della moneta è alla base del concetto di proprietà privata. Il nostro patrimonio può essere convertito interamente in moneta. Se la proprietà della moneta nei Conti Correnti viene coercitivamente trasferita per legge alle banche, che godono di privilegi concessi dallo stato da cui sono strettamente dipendenti, banche che peraltro possono fallire senza che i soldi sui nostri conti siano interamente garantiti, non sta venendo progressivamente meno il diritto alla proprietà privata? Bisognerebbe rifletterci, perchè la la proprietà privata è uno dei principio di base su cui si fonda un’etica della libertà (si legga “L’etica della libertà” di Murray Rothbard).

Terza base: il contratto di prestito

Il contratto di prestito, invece, sappiamo tutti che è un’altra cosa rispetto al contratto di deposito. Le differenze principali sono due.

Innanzitutto quando prestiamo i nostri soldi ad un amico che ce li chiede, ad esempio per comprarsi una macchina (ma potrebbe anche essere una cura medica indispensabile, o addirittura un investimento che il nostro amico intende fare per avere in futuro un reddito: che sò, aprire un negozio di scarpe), sappiamo che non potremmo contare su quei soldi fino alla data convenuta di rimborso del prestito. I nostri soldi non sono più nella nostra disponibilità.

La seconda differenza è che corriamo il rischio di perdere tutti o una parte di quei soldi come conseguenza delle attività svolte dal nostro amico con i soldi presi in prestito. Il nostro amico infatti potrebbe non essere più in grado di rimborsarci.

Analogamente possiamo prestare soldi ad una azienda o ad una banca. In quest’ultimo caso la banca potrebbe utilizzarli per prestarli a sua volta, con la stessa scadenza temporale e un tasso di interesse maggiorato per avere un profitto, ad una azienda che ne ha bisogno, si chiama intermediazione del credito, ed è un’attività estremamente utile per l’economia. 

Quarta base: il risparmio

Il risparmio è la quantità di reddito che non consumiamo.

I nostri risparmi cumulati (insieme a quelli ereditati) rappresentano il nostro capitale; questo può essere investito per generare un reddito o può essere mantenuto liquido per far fronte alle esigenze del vivere e agli imprevisti (in parte o in toto può anche essere consumato in ulteriore spesa).  Se il capitale viene investito, l’investimento può essere fatto in attività imprenditoriali proprie o in strumenti finanziari (che in fondo sono attivitò imprenditoriali di terzi). Se investiamo il capitale in attività imprenditoriali ci aspettiamo una remunerazione del capitale investito, inoltre corriamo dei rischi che possono generare la perdita di parte del capitale.   

La moderna teoria del capitale di scuola austriaca oggi ci spiega come il tasso di interesse non è nientaltro che il prezzo di mercato dei beni presenti in funzione dei beni futuri. E che esso origina da una regola universalmente valida che guida l’azione umana e cioè che, a parità di condizioni, i beni presenti si preferiscono ai beni futuri. Un individuo sarà disposto a rinunciare a beni presenti soltanto per ottenere una maggiore quantità di beni futuri.

L’istituto del credito è solo una parte, e non la più importante, del mercato generale in cui si scambiano beni presenti con beni futuri. Una società potrebbe pertanto non avere l’istituzione del credito e tuttavia tutti gli agenti economici investirebbero direttamente i loro risparmi nella produzione e si formerebbe ugualmente un tasso di interesse di mercato che in questo caso verrebbe determinato dal tasso di profitto (a cui tenderebbero tutti i processi produttivi per l’azione della concorrenza che tende a fare sparire i profitti e le perdite imprenditoriali puri specifici). Per approfondimenti rimando al mio articolo “Risparmio, moneta e tassi di interesse: se li capisci, non li temi”.

Quinta base: la contabilità

La contabilità è una convenzione che ci permette di tenere traccia dei ricavi e dei costi che sosteniamo e dei nostri attivi, cioè gli investimenti o i saldi monetari, e dei nostri passivi, cioè le modalità con cui finanziamo i nostri attivi, che possono essere patrimonio o debito. Gli attivi e i passivi sono rappresentati nello Stato Patrimoniale. La convenzione contabile è stata sviluppata in modo da poter individuare facilmente i possibili errori; le scritture contabili, quindi, sono sempre doppie in modo da pareggiarsi sempre. Lo si vede bene nello Stato patrimoniale dove il totale delle passività pareggia il totale delle attività. La contabilità può essere applicata ad un individuo, una famiglia, una azienda o una banca. Qui vi faremo vedere alcuni schemi di contabilità elementare. Non spaventatevi e affrontateli senza apprensione, sono veramente semplici.

Fatto. Adesso abbiamo tutto quello che ci serve.

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