Criptovalute, gooldie e moneta legale – un’analisi comparativa

da | Gen 8, 2018

E’ opinione condivisa che la moneta soddisfi tre funzioni primarie: unità di conto, riserva di valore e mezzo di scambio. Si può anzi dire che se un oggetto soddisfa contemporaneamente queste tre funzioni, siamo di fronte ad una moneta.

Una domanda legittima è se ci possono essere oggetti che soddisfino singolarmente una di queste funzioni e cosa possiamo dire su di essi.

Possiamo certamente immaginare, ad esempio, un oggetto che svolga solo la funzione di unità di conto. La caratteristica che tale oggetto deve avere per soddisfare questa funzione deve essere solo quella di far sì che i prezzi dei beni espressi in tale unità siano il più possibile stabili. Un bene economico il cui valore nel tempo vari in modo concorde a quello di un basket sufficientemente ampio di beni potrebbe svolgere adeguatamente questo compito. Potrebbe anche trattarsi di una costruzione ideale: l’ECU prima dell’avvento dell’Euro ne è un esempio. L’ECU non era una moneta legale (o valuta) acquistabile ma una valuta ideale costruita in modo da avere un prezzo che fosse una media dei prezzi di un basket di valute.

E cosa possiamo dire delle funzioni riserva di valore e mezzo di scambio?

Qui dobbiamo fare un po’ di attenzione perchè le due funzioni sono parzialmente correlate fra loro. La riserva di valore ha senso solo in quanto può diventare più o meno facilmente potere di acquisto, ovvero abbia in potenza la possibilità di scambio con altri beni. Viceversa accetteremo un oggetto come mezzo di scambio con maggiore o minore facilità solo se riteniamo che esso possa mantenere nel tempo la facoltà di poter essere scambiato con altri beni; ovvero sia anche in potenza riserva di valore. Riserva di valore e scambiabilità in potenza quindi sono due facce della stessa medaglia ed entrambe sintetizzabili nell’unica funzione per noi significativa che è quella di stabile potere di acquisto disponibile. Alla scambiabilità in potenza si aggiunge la scambiabilità tecnico/pratica, ovvero la maggiore o minore complessità del processo di scambio. Qui giocano diversi fattori e le cose possono cambiare molto se lo scambio è di tipo fisico o di tipo digitale. E, in quest’ultimo caso, se lo scambio richiede una tecnologia abilitante e un network di acquisizione.

Essere mezzo di scambio è quindi la funzione primaria di una moneta, che verrà espletata tanto meglio quanto più il suo potere di acquisto è stabile nel tempo e immediatamente e praticamente disponibile. Quanto più ci avviciniamo a questa situazione ideale, tanto più possiamo parlare di buona moneta, e viceversa.

Quindi un oggetto è moneta solo se è potere di acquisto prontamente disponibile stabile nel tempo tale per cui posso usarlo come unità di riferimento rispetto alla quale esprimere il valore di tutti gli altri beni che sono scambiabili con esso. Una moneta perfetta dovrebbe essere accettata da tutti in ogni momento e in ogni luogo. Una moneta perfetta, inoltre, sarebbe unica, perchè la sola presenza di più monete in competizione fra loro limiterebbe l’universalità di accettazione delle stesse. 

Ora, è un fatto che i governi hanno da sempre voluto detenere il controllo della moneta; sia perchè è il più potente strumento per esercitare il potere, sia perchè consente di tassare in modo occulto i cittadini. E poiché i governi sono dotati di potere coercitivo all’interno dei propri confini, hanno conferito carattere di legalità alla propria moneta; che in pratica vuol dire: controllarne la gestione, affidandola ad agenzie monopoliste (le banche centrali) che a loro volta ne regolano le modalità di creazione e di trasferimento attraverso il sistema bancario su cui hanno potere di controllo e vigilanza; stabilire per legge che debba essere utilizzata per il pagamento delle tasse e dei servizi statali e imporne a tutti l’accettabilità come mezzo di pagamento. E’ evidente che in questo modo creano insormontabili barriere, anche di tipo regolamentare, all’ingresso di altre monete alternative private, che avranno enormi difficoltà a raggiungere lo stesso livello di accettabilità.

Il fatto che la moneta legale sia imposta dai governi non ne fa comunque una buona moneta. Anzi si può dire che la moneta legale è sempre cattiva moneta (in maggiore o minore misura) e ciò è dovuto al fatto che, per rimuovere i limiti alla sua creazione, a un certo punto gli stati hanno eliminato il Gold Standard (ovvero l’obbligo di riserve in oro a fronte della moneta creata). Da quel momento è stato possibile creare moneta dal nulla senza sostenere alcun costo (moneta fiat); e siccome i vantaggi politici ed economici di aumentare l’offerta monetaria sono maggiori di quelli di ridurla, ne consegue che la moneta legale fiat è una moneta elastica continuamente inflazionata e tirata sempre al limite di rottura.

Inoltre i governi hanno progressivamente intaccato il concetto stesso di proprietà della moneta; a partire da quando, con le leggi sul deposito bancario ne hanno fatto il debito di qualcun altro (legalizzando il meccanismo di riserva frazionaria) fino ad arrivare alle leggi sul bail in che non garantiscono più i proprietari di moneta in caso di fallimento della banca che dovrebbe custodirla.  

Si noti la trama perversa che sottende la moneta legale: prima lo stato crea il debito pubblico scaricando sulle future generazioni il peso di una spesa inefficiente e fuori controllo; poi tramite la monetizzazione del debito genera inflazione monetaria che fa perdere potere d’acquisto alla moneta; moneta che comunque ci obbliga a tenere su conti correnti bancari limitando in tutti i modi il prelievo e l’uso del contante; infine ci dice di studiare bene i bilanci della nostra banca (cui peraltro sono stati concessi enormi privilegi, tra cui quello di usare la moneta di proprietà dei cittadini a loro insaputa e di incassare dai cittadini gli interessi sui titoli di stato che la banca ha comprato per finanziare il debito dello stato con moneta generata dal nulla), perchè se la banca fallisce, i nostri soldi non ci sono più. In pratica non siamo più proprietari della nostra moneta.

Questa lunga premessa per dire:

  • che non esistono monete perfette ma solo monete più o meno capaci di soddisfare le tre funzioni primarie ad esse attribuite;
  • che gli stati, assumendo il controllo della moneta all’interno dei loro confini con lo scopo di  tassare in modo occulto i cittadini, sono gli unici responsabili del fatto che ci sia in circolazione cattiva moneta.

Essi infatti:

  • non consentono la possibile affermazione di una moneta unica (una pluralità di stati implica una pluralità di monete legali) e pertanto generano, in un’economia globalizzata, inefficienze e superflui costi di conversione;
  • minano costantemente la funzione di riserva di valore di ciascuna moneta legale inflazionandola arbitrariamente;
  • ostacolano l’ingresso sul mercato di monete migliori al di fuori del loro controllo.

Il fatto che l’attività di inflazione monetaria da parte dei governi sia cresciuta di intensità negli ultimi anni spiega la crescente domanda di monete alternative e prova ne è il recente successo delle criptovalute.

Lo sviluppo di progetti che hanno come obiettivo la creazione e l’affermazione di buona moneta fuori dal controllo degli stati e non arbitrariamente inflazionabile è pertanto un fenomeno positivo; esso è tuttavia di complessa realizzazione perchè, come è facile immaginare, gli stati non vogliono concorrenti in questo settore.

Nel corso delle ultime due decadi ci sono stati molti tentativi di introdurre monete private, tentativi che non sono andati a buon fine sia per la difficoltà di raggiungere la necessaria massa critica (soglia minima di accettabilità), sia perchè a torto (a volte) o a ragione (spesso) tali monete sono state perseguite dalla legge, che aveva un facile alibi nell’incriminarle essendo queste fuori dal perimetro regolamentare e non rispettando alcune normative vigenti (antiriciclaggio, possesso di licenze per il money tranfer, ..). Inoltre tali monete, che prevedevano soggetti centralizzati che le emettevano e ne autenticavano le transazioni, non sempre offrivano sufficienti garanzie di sicurezza ai titolari e non sempre non erano arbitrariamente inflazionabili. Tali monete, quindi, anche fuori dal controllo degli stati, erano ugualmente cattiva moneta.

Le cose sono cambiate con l’avvento delle criptovalute le cui due fondamentali caratteristiche sono che:

  1. non hanno un soggetto centralizzato che le emette e ne autentica le transazioni;
  2. non possono essere arbitrariamente inflazionate, sulla base di un algoritmo matematico molto difficile da modificare.

La prima caratteristica fa sì che i governi abbiano difficoltà ad ostacolarne lo sviluppo, perchè lo scambio di criptovalute è sempre peer to peer e ciò, oltre a non violare alcuna legge, non consente ai governi di individuare soggetti specifici responsabili della gestione della moneta.

La seconda fa sì che si tratti di moneta fondamentalmente onesta in quanto non falsificabile.

Oltre alle criptovalute, che oggi si impongono eludendo il controllo dei governi, è stato recentemente lanciato un progetto (di cui sono personalmente promotore) chiamato Gooldie che affronta parimenti il problema dello sviluppo di una buona moneta, ma lo fa in modo diverso dalle criptovalute. Nel caso di Gooldie, le sue fondamentali caratteristiche sono che:

  1. soddisfa le leggi vigenti perchè utilizza la moneta legale limitatamente alla funzione di scambio;
  2. soddisfa la funzione di riserva di valore tramite oro fisico; non è pertanto arbitrariamente inflazionabile, sulla base di una rarità naturale.

Le criptovalute e Gooldie rappresentano due approcci diversi, entrambi validi, alla creazione di buona moneta; ciascuno con punti di forza e alcune debolezze. Vediamoli in dettaglio.

Criptovalute

Sono vere e proprie valute digitali che possono essere scambiate in modalità peer to peer per acquistare beni e servizi. Il Bitcoin è la più importante, ma nell’ultimo anno si è enormemente sviluppato anche l’Ethereum:

Bitcoin: prezzo 2.500 USD, capitalizzazione 47 Miliardi di dollari.

Ethereum: prezzo 261 USD, capitalizzazione 24 Miliardi di dollari.

Esaminiamone le funzioni primarie.

Unità di conto: l’elevata volatilità delle criptovalute non consente il corretto svolgimento di questa funzione; il prezzo del Bitcoin è quasi triplicato da inizio anno e quello dell’Ethereum si è moltiplicato di 32 volte. La volatilità giornaliera delle criptovalute è altissima. Quindi è altamente inefficiente, per non dire impossibile, prezzare beni e servizi in unità di criptovalute.

Riserva di valore: non c’è dubbio che, per come sono state progettate, quanto più saranno utilizzate per il pagamento di beni e servizi, tanto più aumenteranno di valore. Poichè infatti il numero di unità che possono essere prodotte è limitato (la creazione di nuova criptovaluta è contenuta e si riduce nel tempo – in pratica sono moneta anelastica), ne consegue che più transazioni vengono regolate in criptovalute, maggiore sarà il loro valore.

E’ tuttavia importante sottolineare che le criptovalute non sono una moneta merce, ovvero non hanno anche una funzione d’uso, come ad esempio l’oro. Le criptovalute sono state progettate per avere solo una funzione di scambio. Allo stato attuale però le criptovalute non assolvono ancora questa funzione, c’è solo l’aspettativa che lo facciano in futuro.

Prendiamo il Bitcoin (ma la stessa cosa amplificata vale per l’Ethereum): l’aumento del prezzo del Bitcoin non sembra proprio dovuto all’aumento di transazioni commerciali regolate in Bitcoin (anche se queste stanno significativamente aumentando). Se ciò fosse, tale apprezzamento deriverebbe proprio dall’aumento di domanda di Bitcoin per uso monetario; ovvero per l’uso per il quale è stato progettato. I volumi scambiati di Bitcoin sono sì aumentati significativamente per raggiungere picchi di 200 milioni di USD al giorno, ma l’andamento altamente volatile del prezzo del Bitcoin (e dei volumi scambiati) fa più pensare ad acquisti speculativi che ad un utilizzo monetario.

Siamo onesti, la maggior parte delle persone non ha proprio idea di cosa sia il Bitcoin e pagare transazioni commerciali con Bitcoin ha veramente poco senso quando la volatilità del suo potere di acquisto è tale che può addirittura raddoppiare nell’arco di un paio di giorni (a meno di quelle transazioni per le quali il prezzo è irrilevante rispetto alla riservatezza; ma questa è un’altra storia). Tutti però vedono quanto possa essere facile fare soldi comprando Bitcoin. Per l’Ethereum, poi, questa congettura è praticamente una certezza.

Se così fosse, ne deriverebbe un acquisto di criptovalute finalizzato all’aumento di valore, cioè più come prodotti di investimento speculativi ad alto rischio che come moneta (ovvero come qualcosa che sia essenzialmente mezzo di scambio). In questo caso, c’è la possibilità che l’aumento di prezzo sia il risultato di una bolla speculativa facilitata dalle politiche monetarie delle banche centrali che hanno determinato un abnorme aumento di offerta monetaria. L’inflazione monetaria, infatti, allo stato attuale non ha ancora determinato l’aumento dell’indice dei prezzi al consumo, facendo supporre che si sia scaricata in parte su prodotti finanziari di investimento e su altri asset. Le criptovalute potrebbero essere tra questi. Se è così, il loro prezzo potrebbe avere importanti correzioni qualora la bolla dovesse scoppiare, e noi sappiamo che prima o poi tutte le bolle scoppiano.

Anzi si può affermare che se le criptovalute non dovessero confermare le aspettative di diventare puro mezzo di scambio, e se non emergesse alcuna funzione d’uso delle stesse, il loro valore andrebbe a zero. E quella attuale sarebbe la madre di tutte le bolle.

Tuttavia vanno fatte due importanti considerazioni che delineano un quadro più positivo.

La prima è che non si può non pensare che lo sviluppo delle criptovalute sia, tra le altre cose, un sintomo della progressiva sfiducia nell’affidabilità del sistema finanziario e delle attuali politiche monetarie inflazionistiche. Quasi un grido di rifiuto civile da parte della popolazione nei confronti delle monete non oneste. In questo caso il futuro bustdel ciclo economico (quello per capirci che farà scoppiare le bolle) sarebbe la conferma della necessità di monete non inflazionabili, e ciò potrebbe fare autoavverare le aspettative di un utilizzo monetario delle criptovalute, in quanto buona moneta che è opportuno sostituisca la cattiva moneta fiat. Se così fosse, le criptovalute non scoppieranno come le altre bolle ma potrebbero addirittura decollare verso nuovi prezzi record. Il Bitcoin potrebbe superare facilmente i 100.000 euro. Ciò non comporterebbe alcun problema nel suo pratico utilizzo in quanto il Bitcoin è divisibile fino all’ottava cifra decimale (con un totale massimo quindi di 2,1·1015 unità), permettendo un completo aggiustamento del valore in un ambiente deflazionistico. Se il prezzo del Bitcoin andasse a 100.000 euro, la più piccola unità di Bitcoin varrebbe infatti 0,1 eurocent.

La seconda, è che non si può escludere lo sviluppo di nuove funzioni d’uso per le criptovalute. L’Ethereum, ad esempio, è un Notaio Decentralizzato che esegue e controlla i contratti stipulati dagli utenti (smart contract / DAO). In futuro potrebbe esserci una esplosione di progetti costruiti sopra la blockchain di Eteherum. Ciascuno di questi progetti richiederà l’utilizzo della blockchain di Ethereum e di conseguenza degli ether che dunque saranno sempre più scarsi e preziosi.

Mezzo di scambio: abbiamo detto che la l’accettabilità di un oggetto come mezzo di scambio dipende da un lato dall’essere riserva di valore in potenza costante nel tempo, dall’altro dalla maggiore o minore complessità delle procedure operative e tecniche di acquisizione, conservazione e scambio.

Della prima abbiamo detto, delle seconde dobbiamo dire che le criptovalute, essendo uno strumento digitale, richiedono un mezzo tecnico per consentire l’acquisizione, la conservazione e lo scambio.

Per il Bitcoin (ma analogamente per Ethereum) il mezzo più semplice è installare un client su un proprio hardware che gestisce il proprio portafoglio e permette la creazione di uno o più indirizzi Bitcoin (codici alfanumerici analoghi concettualmente all’IBAN) su cui ricevere o da cui inviare Bitcoin. Il client può essere una App su smartphone facilmente scaricabile dall’utente dai vari store a seconda del sistema operativo utilizzato. In alternativa, è possibile attivare un servizio web che custodirà il portafoglio in cloud. Se gestiamo il tutto sui nostri dispositivi, sarà nostra responsabilità proteggere il portafoglio. Se ci affidiamo un servizio web, dobbiamo sperare che questo sia affidabile e ben protetto da attacchi hacker.

E’ possibile ottenere Bitcoin in due modi: o si riceve un pagamento da terzi, o si acquistano Bitcoin su siti che fanno da mercato di scambio, i cosiddetti exchanger. La legge della domanda e dell’offerta su questi exchange determina la quotazione del Bitcoin.

L’ attivazione di un portaffoglio e l’acquisizione del client è semplice, anonima e immediata; solo nel caso di acquisto di Bitcoin presso un exchanger esistono procedure più complesse volte a individuare l’identità dell’utente,.

Una volta in possesso di Bitcoin, infine, i pagamenti sono estremamente semplici e normalmente vengono autenticate dal mittente scannerizzando con il proprio smartphone un qrcode che individua l’importo e il beneficiario.

Le criptovalute sono strumenti che consentono di effettuare transazioni difficilmente rintracciabili; e questo è un ulteriore elemento di gradimento visto la sempre maggiore invadenza statale nel voler controllare le nostre azioni. Ciò è possibile perchè, anche se per acquistare Bitcoin è necessario farsi riconoscere, da quel momento in poi diventa difficile tracciare i successivi movimenti; perchè chiunque può creare nuovi codici Bitcoin anonimi e perchè le transazioni registrate sul blockchain (un general ledger pubblico che contiene tutte le transazioni) riportano solo gli indirizzi Bitcoin anonimi del mittente e del beneficiario, non i nominativi.

In definitiva è importante sottolineare i seguenti aspetti:

  • la responsabilità di una corretta custodia delle criptovalute è personale o affidata a terzi; è tuttavia un aspetto delicato, in considerazione del fatto che le criptovalute, essendo immateriali, possono essere facilmente distrutte o perse;
  • l’attivazione di un client che consente di gestire un portafoglio con uno o più codici di criptovaluta e di autenticare i pagamenti è semplice e non presenta grandi barriere all’ingresso, 
  • la complessità procedurale, legata alla contrattualistica e a eventuali procedure di riconoscimento del titolare, che può rallentare lo sviluppo della rete di accettazione, è spostata al momento dell’attivazione di un servizio web o al momento dell’acquisto della criptovaluta presso un exchanger.

GOOLDIE

E’ oro fisico da investimento, di piena proprietà dei titolari, assicurato e custodito (senza che possa essere in alcun modo utilizzato) in camere blindate sicure di operatori di sicurezza indipendenti in paesi politicamente stabili e che garantiscono i diritti di proprietà privata. I titoli di proprietà di detto oro possono essere comprati, venduti o trasferiti digitalmente (su web o attraverso una App) analogamente a come si fa con una criptovaluta. Inoltre, se si vuole, tale oro può essere fisicamente prelevato dai titolari, che ovviamente in questo modo non lo possono più gestire digitalmente e diventano responsabili della sua custodia.

Unità di conto: l’oro è stato moneta legale stabile per secoli, in tutto questo periodo ha svolto egregiamente la funzione di unità di conto (le varie monete d’oro nazionali avevano nomi diversi ma un rapporto di cambio fisso pari al rapporto del peso dell’oro in esse contenuto). Da quando non è più moneta legale, l’oro, soddisfa parzialmente questa funzionalità; nel breve periodo infatti mostra una certa volatilità di prezzo (ovvero di potere di acquisto) mitigata dal fatto di essere un asset class con una enorme capitalizzazione di mercato (oggi intorno ai 7200 miliardi di dollari) e di costituire il sesto mercato per dimensioni; nel medio/lungo periodo mostra invece una eccezionale stabilità al punto da battere qualunque moneta; il suo potere di acquisto infatti si può considerare più o meno invariato negli ultimi 6-7 secoli (per confronto, il dollaro ha perso il 98% del potere di acquisto in soli 100 anni). Il Gooldie essendo definito come un millesimo di oncia troy di oro, ha la stabilità dell’oro ed un potere di acquisto che attualmente è di circa 1,2 Euro. 

Riserva di valore: la storia ha dimostrato che l’oro svolge questa funzione nel lungo periodo meglio di qualunque altra cosa. Abbiamo detto del fatto che è stato moneta legale per secoli mantenendo una eccezionale stabilità di potere di acquisto, e in un’economia dove le monete legali sono svalutate, mantenere potere di acquisto vuol dire apprezzarsi nei confronti di tutte le valute. Le variazioni di prezzo dell’oro misurate in USD dal 1971 ad oggi hanno infatti prodotto un rendimento implicito medio pari al 14% annuo, battendo qualunque altra asset class.

L’oro è stato buona moneta per secoli e mantiene in potenza tale caratteristica, come dimostra il fatto che oggi le banche centrali di tutto il mondo lo acquistino e lo detengano come riserva. Ciò è dovuto alle sue caratteristiche fisiche e al fatto di non poter essere inflazionato arbitrariamente, in quanto c’è un limite all’aumento incontrollato di offerta imposto dalla sua rarità naturale.

Ovviamente per poter ritornare ad essere moneta deve poter essere scambiabile digitalmente come avviene per le criptovalute. Gooldie lo consente; a differenza delle criptovalute però, Gooldie in quanto oro fisico è anche una merce (usata nell’oreficeria e nell’industria) e possiede pertanto anche una funzione d’uso, non è solo mezzo di scambio in potenza.

Come le criptovalute, Gooldie potrà essere acquistato principalmente per due motivi:

  1. per investimento;
  2. per l’aspettativa che in futuro venga utilizzato come mezzo di scambio ampiamente accettato.

Per quanto abbiamo detto e per le attuali instabilità dei mercati finanziari che fanno intravedere l’inizio a breve della fase di bust del ciclo, chi scrive ritiene che l’oro, e quindi Gooldie, sia oggi un ottimo investimento che darà importanti ritorni ai suoi investitori con minor rischio e minor volatilità delle criptovalute.

Gooldie inoltre, essendo scambiabile in contesti digitali, ha anche, come le criptovalute, tutte le caratteristiche per essere buona moneta; e ha dalla sua il fatto che l’oro lo è stato per millenni e che ancora oggi lo sia per le banche centrali. A differenza delle criptovalute però, qualora l’aspettativa di diventare mezzo di scambio non dovesse realizzarsi, Gooldie manterrà sempre un valore legato alla funzione d’uso dell’oro. Ciò conferirà in pratica al Gooldie sempre una scambiabilità e il suo valore non potrà mai crollare a zero.

Infine, la sua capacità di essere efficace riserva di valore è rafforzata dal fatto che l’oro, a differenza delle criptovalute, non può essere distrutto.  

Mezzo di scambio: come le criptovalute, Gooldie potrà essere gestito con una App per smartphone che consentirà  l’acquisizione, la conservazione e lo scambio. A differenza delle criptovalute, che sono sistemi decentrati, Gooldie è un sistema accentrato perchè c’è un soggetto che fa da exchanger, che custodisce l’oro e che autentica le transazioni. Va detto tuttavia che con l’aumentare delle masse di oro gestite, lo sviluppo del progetto prevede la possibilità di avere una molteplicità di soggetti che custodiscono l’oro e che autenticano le transazioni con modalità operative simili a quelle di un circuito bancario.

Un’altra differenza con le criptovalute è che la funzione di scambio di valore (in pratica lo scambio dei diritti di proprietà sull’oro fisico) non avviene direttamente tra mittente e benficiario. In questo senso Gooldie non è una valuta virtuale. L’operazione di scambio, infatti, viene scomposta automaticamente e istantaneamente in tre operazioni: la vendita di oro contro valuta legale da parte del mittente, il trasferimento di valuta legale dal mittente al beneficiario e il riacquisto di oro da parte del beneficiario. La funzione di scambio viene quindi demandata alla valuta legale, che però vive solo nel momento dello scambio, lasciando la funzione di riserva di valore all’oro fisico.

Ciò permette a Gooldie di rispettare appieno tutti gli aspetti normativi non fornendo alcun alibi alle istituzioni per ostacolarne lo sviluppo. Poichè il trasferimento di valore avviene in valuta legale, tutte le operazioni sono completamente tracciabili e pertanto l’attivazione del servizio implica sempre il riconoscimento dell’utente.

Nonostante la complessità sottostante, l’operazione di pagamento in Gooldie per l’utente è estremamente semplice; come con le criptovalute, il pagatore autentica la transazione scannerizzando con il proprio smartphone un qrcode che individua l’importo e il beneficiario. L’autenticazione del pagamento è velocissima, con tempi analoghi a quelli di un’operazione con carta di credito su POS; ciò rappresenta un considerevole vantaggio rispetto alle criptovalute che prevedono tempi di autenticazione più lunghi (per il bitcoin possono superare facilmente l’ora) e ne rende possibile l’utilizzo presso negozi fisici.

Infine, per quanto riguarda la rete di accettazione, per Gooldie la situazione è simile a quella delle criptovalute: l’adesione avviene direttamente su web e pertanto non serve una rete di vendita, inoltre basta una App su smartphone per gestire l’operatività. Unica differenza, la procedura di riconoscimento dell’utente, che avviene sempre ed è analoga a quella prevista per la sottoscrizione di una carta prepagata bancaria.

Considerazioni finali

Le criptovalute e Gooldie hanno entrambi l’obiettivo di creare buona moneta, obiettivo che perseguono con approcci diversi e per molti aspetti complementari.

Finchè sarà possibile inflazionarle arbitrariamente, le monete legali saranno sempre cattiva moneta.

La storia ha mostrato che non è possibile costruire sistemi monetari onesti là dove diventa discrezionale la posssibilità di creare moneta, troppo forti sono le pressioni verso una continua inflazione monetaria che, in definitiva, crea sperequazioni, sottrae ricchezza ai cittadini e genera devastanti cicli economici.

In tutti i casi in cui c’è un soggetto che può creare moneta, lo farà.

La non inflazionabilità della moneta deve pertanto provenire da un qualche rigido vincolo strutturale che nel caso delle criptovalute è codificato nel software ad architettura distribuita, in modo da non poter essere facilmente cambiato, nel caso di Gooldie è imposto dalla natura.

In questo momento le criptovalute sono ancora aspettative di moneta, ma possono offrire altissimi capital gain a fronte di un altrettanto alto rischio.

Gooldie, cioè oro scambiabile digitalmente, ha caratteristiche simili e può parimenti offrire ottimi ritorni in alternativa a prodotti di investimento a fronte però di un rischio estremamente più contenuto.

Entrambi hanno punti di forza e di debolezza e un enorme potenziale per affermarsi in futuro come moneta.

Personalmente ho investito in entrambi con un rapporto 3 a 1 a favore dell’oro, ma questo dipende dalla mia soggettiva propensione al rischio.

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