Criptovalute e oro: la nostra view

da | Dic 22, 2017

Mai un tema finanziario è stato al centro della scena come oggi sta accadendo con le criptovalute. La loro vertiginosa crescita sta mandando in fibrillazione governi e banche centrali che ormai non intendono più ignorare il fenomeno, ma intervenire con tutti i mezzi a loro disposizione per cercare di controllarlo.

Nel breve ci sarà un prezzo da pagare, ma, sono convinto, questa fase ci porterà verso un più onesto sistema economico. Un sistema caratterizzato dalla possibilità di accedere da parte dei singoli a mezzi monetari non inflazionabili.

Il prezzo da pagare nel breve saranno gli ostacoli, i limiti, i divieti, posti dai governi all’utilizzo di strumenti che non possono tracciare. Gli interventi saranno pesanti. I governi, allo stato attuale, non accetteranno mai strumenti che possano colpire al cuore la fonte della loro stessa esistenza, ovvero la possibilità di tassare il popolo. La strada verso l’aumento delle libertà individuali passa solo attraverso la riduzione delle dimensioni dello stato, che, qualora avesse bisogno di meno risorse da prelevare ai cittadini, potrà allentare un po’ la presa. Oggi tutti gli stati democratici hanno una dimensione ed un livello di tassazione tali da rendere necessari rigidi apparati di controllo dei flussi monetari e se ciò sarà difficile, saranno rivisti i sistemi e le modalità di esazione.

Se prima però gli stati ignoravano il fenomeno delle criptovalute sperando che non arrivasse ad avere dimensioni critiche, oggi è stata ormai superata quella soglia. Gli stati intendono includere le criptovalute tra gli asset il cui ecosistema è in qualche modo regolamentato.

Tale processo, unito alla progressiva riduzione di garanzie sui depositi bancari, che non offriranno più certezze free risk ai depositanti, porterà ad una crescente monetizzazione di asset non bancari e, conseguentemente verso una moneta meno elastica.

Mi spiego.

La necessità di tenere saldi liquidi è legata alla necessità di disporre di potere di acquisto prontamente disponibile. La moneta viene detenuta per avere un mezzo di scambio universalmente accettato disponibile per fronteggiare l’incertezza e gestire flussi di reddito e di spesa che non coincidono temporalmente. Se ciò fosse possibile, il risparmio (ovvero la quota di reddito non consumata) verrebbe investito in strumenti capaci di generare maggiore potere di acquisto in futuro. Poiché così non è, siamo costretti a tenere saldi monetari che, come conseguenza della lotta al contante degli stati per i motivi su esposti, non possono altro che essere prevalentemente sotto forma di depositi bancari. Ciò determina la possibilità da parte del sistema bancario di usare questi depositi per espandere, con il meccanismo di riserva frazionaria, l’offerta monetaria. La conseguenza sono bolle, inflazione dei prezzi e cicli economici; tutte cose che generano ridistribuzione arbitraria di ricchezza (con parziale distruzione della stessa) e aumento delle divisioni sociali.

Ma se la gente potesse avere accesso ad asset non inflazionabili (come le criptovalute – che il mercato selezionerà – o l’oro – che il mercato ha già selezionato -) capaci di espletare funzioni monetarie direttamente (bitcoin) o tramite pronta e efficiente conversione con moneta legale (Gooldie), la necessità di tenere saldi liquidi sotto forma di depositi bancari, che non sono più sicuri come un tempo, si ridurrà drasticamente. Si ridurrà altresì la domanda di moneta legale, perché la gente comincerà ad avere altri strumenti che assolvono la funzione monetaria e che sono migliori proprio perché non inflazionabili e quindi capaci di proteggere il potere di acquisto.

In questo modo si avvierebbe un processo virtuoso che avrebbe come effetto finale quello di strozzare la capacità di espansione fuori controllo della spesa pubblica degli stati attuata attraverso la monetizzazione del debito. In pratica uno stop al continuo ampliamento della dimensione statale. E questo sì che sarebbe un bene per i diritti civili e le libertà individuali. 

Faccio quindi la mia previsione che vale due cent.

Il bitcoin, pur con importanti ritracciamenti dovuti ai sempre maggiori interventi governativi volti a contenere l’anonimato delle operazioni, arriverà, e probabilmente supererà, i 100.000 euro, anche come conseguenza del fatto che entrerà nel portafoglio delle banche centrali (insieme alle altre poche criptovalute non inflazionabili di successo selezionate dal mercato). Poi si stabilizzerà, anche per effetto di una certa manipolazione dei prezzi da parte delle banche centrali (come già avviene per l’oro). L’oro e le buone criptovalute manterranno comunque un trend di apprezzamento rispetto alle monete legali fiat, che, auspicabilmente, vedranno contratta la domanda.

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