gooldie: un ponte tra le civiltà

da | Dic 20, 2017

In un mondo che ha sempre più bisogno di ponti (piuttosto che di muri) per favorire relazioni culturali, sociali ed economiche pacifiche tra popoli, vorrei fare alcune riflessioni sulle pericolose derive delle economie moderne da alcuni principi originari comuni appartenuti a civiltà antiche molto diverse fra loro.

Mi riferisco in particolare alla condanna dell’interesse sul denaro, una prerogativa che unisce all’origine le tre grandi religioni monoteistiche, quella cattolica, mussulmana ed ebraica.

La Chiesa, con le posizioni di S. Tommaso e dei teologi medioevali, condannava il prestito a interesse (bollato come usura);  Il Corano proibisce il “riba”, ovvero la richiesta di rimborso superiore alla somma prestata; e anche la religione ebraica vietava ad un ebreo il prestito ad interesse ad un altro ebreo (anche se tale attività poteva essere svolta con i “gentili” ovvero i non ebrei; nel Deuteronomio è scritto: “Non farai al tuo fratello prestiti ad interesse, né di denaro, né di viveri, né di qualunque cosa si presta ad interesse. Allo straniero potrai prestare ad interesse ma non al tuo fratello”).

Tali posizioni hanno in comune il fatto che il “denaro non potesse generare altro denaro” così come una “merce” non può aumentare da sola senza che ci sia un’attività che implichi un rischio.

La difficile comprensione del concetto di moneta ha fatto sì che ci si focalizzasse sull’istituto del credito, condannandolo, con modalità diverse, nelle tre culture citate, per poi reintrodurlo a seconda delle necessità, eventualmente trasformato opportunisticamente per renderlo accettabile.

La moderna teoria del capitale di scuola austriaca oggi ci spiega come il tasso di interesse non è nientaltro che il prezzo di mercato dei beni presenti in funzione dei beni futuri. E che esso origina da una regola universalmente valida che guida l’azione umana e cioè che, a parità di condizioni, i beni presenti si preferiscono ai beni futuri. Un individuo sarà disposto a rinunciare a beni presenti soltanto per ottenere una maggiore quantità di beni futuri.

L’istituto del credito è solo una parte, e non la più importante, del mercato generale in cui si scambiano beni presenti con beni futuri.  Una società potrebbe pertanto non avere l’istituzione del credito e tuttavia tutti gli agenti economici investirebbero direttamente i loro risparmi nella produzione e si formerebbe ugualmente un tasso di interesse di mercato che in questo caso verrebbe determinato dal tasso di profitto (a cui tenderebbero tutti i processi produttivi per l’azione della concorrenza che tende a fare sparire i profitti e le perdite imprenditoriali puri specifici).

Non è quindi il denaro a generare interessi, ma l’azione imprenditoriale (e pertanto rischiosa) dell’uomo nel tempo. E questo concetto è accettato, e non potrebbe essere altrimenti, da tutte le citate culture.

E’ quindi il denaro il problema.

Su di esso mi sento di dire che la posizione originaria delle tre religioni è corretta. Il denaro non può generare denaro in sè. Il denaro è fondamentalmente solo un mezzo di scambio.

Qual è quindi il problema sottostante il denaro nella deriva e nelle trasformazioni che la moneta ha avuto nella storia?

Tutto nasce, a mio parere, da due peccati originali:

  • la falsificazione monetaria della moneta fiat rispetto alla moneta merce (denaro) consentita ai produttori di moneta;
  • la trasformazione illegittima del contratto di deposito bancario, rispetto al suo omologo non bancario.

Se il denaro è mezzo di scambio, esso deve avere un valore il più stabile possibile nel tempo e nessuno può avere l’immenso potere che deriva dalla possibilità di produrre denaro a costo zero inflazionando l’offerta di moneta e riducendo il potere di acquisto della stessa.

E’ quello che illegalmente fanno i falsari per loro tornaconto; è quello che legalmente fanno gli stati, sempre per loro tornaconto, attraverso le banche centrali.

Se il contratto di custodia di un bene impedisce al custode alcun tipo di utilizzo del bene stesso che deve essere custodito per essere sempre a disposizione del proprietario, pena il reato di appropriazione indebita, nessuno deve poterlo fare cambiando nome al contratto.

E’ quello che illegalmente fa, ad esempio, il titolare di una rimessa che noleggia l’auto di un suo cliente a sua insaputa; è quello che legalmente fanno le banche utilizzando all’insaputa dei propri clienti il denaro depositato sui conti correnti e creando così credito dal nulla con il meccanismo di riserva frazionaria.   

Questi due peccati originali hanno come effetto quello di creare una moneta elastica e sempre inflazionata, la cui offerta cioè tende ad aumentare senza controllo. L’inflazione monetaria, poi, genera arbitrarie ridustribuzioni di ricchezza e i cicli economici, con insostenibili “boom” seguiti da drammatici “bust”.

Le tre religioni volevano una moneta stabile e che non generasse interessi. Le moderne economie hanno inventato la moneta che perde potere di acquisto e che genera finto interesse (quello riconosciuto dalle banche sui conti correnti che non sarebbe sostenibile senza l’utilizzo illegittimo di detta moneta all’insaputa dei proprietari).

Negli ultimi trent’anni si è sviluppata la cosiddetta finanza islamica che intende erogare servizi basati sui precetti del Corano. I suoi lodevoli pilastri centrali consistono nel fatto che occorre devolvere parte dei propri guadagni in carità (zakāt), che non si possono ottenere interessi sui prestiti (divieto del ribā) e che bisogna effettuare investimenti socialmente responsabili o leciti (halal), non rischiosi (gharār) e non di speculazione (maysir).

Rimane tuttavia irrisolto il problema alla radice dei mali che si vogliono evitare; è la moderna moneta fiat ad essere malata.

Gooldie è il ritorno alla moneta merce, una moneta sana per un’economia sana. Un ponte tra le civiltà.

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