Deficit, Debiti Statali e Gold Standard

da | Dic 17, 2017

 

E’ fin troppo ovvio il fatto che il potere politico sia avido di spesa pubblica. La spesa consente di creare servizi (poco efficienti) e posti di lavoro (poco produttivi) e conseguentemente permette di aumentare il consenso politico. Ma come fanno gli Stati a finanziare l’eccesso di spesa pubblica? Possono farlo in tre modi:

  1. stampare moneta,
  2. prendere soldi in prestito,
  3. tassare i cittadini.

Esaminiamoli brevemente uno per uno.

Stampare moneta. E’ il più semplice. Quando i conti non tornano e le spese superano le entrate, lo Stato stampa direttamente moneta per finanziare il deficit (o, cosa equivalente, avendo lo Stato delegato la funzione di creare moneta alla Banca Centrale, si fa acquistare nuove obbligazioni dalla Banca Centrale). Stampare moneta ha ovviamente un effetto devastante sull’indice dei prezzi al consumo che schizza alle stelle. Tale pratica infatti è altamente inflazionistica in quanto l’acquisto di nuove obbligazioni da parte della Banca Centrale (o la stampa diretta di nuova moneta) equivale ad aumentare le riserve bancarie dello stesso importo. Sulle riserve, poi, il sistema bancario accumulerà nuovo denaro scritturale per un fattore teoricamente pari al moltiplicatore monetario (ovvero il reciproco del coefficiente di riserva obbligatoria). Facendo un esempio concreto, finanziare un deficit di un miliardo di Euro in questo modo, potrebbe fare aumentare l’offerta monetaria di 100 miliardi di euro (essendo il moltiplicatore monetario attuale in area Euro pari a 100). Per i suoi catastrofici effetti, tale sconsiderata pratica non è attualmente perseguita.

Prendere soldi in prestito. In questo caso il Deficit è finanziato da titoli emessi dallo Stato. Se i prestatori fossero solo i cittadini con il loro risparmio, l’offerta monetaria non aumenterebbe e la moneta non perderebbe potere di acquisto (ovvero non si genererebbe un aumento generalizzato dei prezzi). Si avrebbero solo due effetti negativi, sufficienti a rendere riprovevole la crescita di debito pubblico, uno di carattere etico/politico e uno di tipo economico:

a) il primo deriva dal fatto che la creazione di debito pubblico implica futura tassazione dei cittadini che verranno, che dovranno rimborsare, con maggiori tasse, il debito più gli interessi (l’aspetto etico è dovuto al trasferimento degli effetti dannosi su terzi che non possono decidere); inoltre si consente ai politici di eludere l’eventuale giudizio negativo che i cittadini di oggi, qualora sottoposti a tassazione per finanziare il deficit, potrebbero esprimere con un voto sfavorevole (effetto politico);

b) il secondo è che parte del risparmio verrebbe in questo modo destinato per finalità scelte da funzionari pubblici e con modalità discrezionali, spesso opache e inefficienti; al contrario, se tali risorse non fossero destinate all’acquisto di titoli pubblici, queste sarebbero allocate naturalmente dal libero mercato nel modo più efficiente e verso le finalità più utili.

Purtroppo però i titoli di Stato non vengono acquistati solo incidendo sul risparmio, perchè come abbiamo già accennato è possibile creare depositi bancari dal nulla tramite il meccanismo di riserva frazionaria. Le banche possono acquistare titoli pubblici e l’eventuale aumento di riserve bancarie necessario, viene reso disponibile dalla Banca Centrale per mezzo di operazioni di mercato aperto; si chiama monetizzazione del debito e ha un effetto inflattivo. Cerchiamo di capire il meccanismo nel dettaglio perché è importante.

Supponiamo che lo Stato debba finanziare un deficit di un miliardo di Euro. Emetterà pertanto un miliardo di nuove obbligazioni e queste verranno acquistate dal sistema bancario che renderà disponibile il miliardo di Euro sui depositi a vista del Tesoro (creerà cioè un miliardo di nuova moneta scritturale). Per farlo tuttavia, ipotizzando che le banche operino utilizzando la massima esposizione consentita, la Banca Centrale dovrà generare riserve sufficienti a creare il miliardo di depositi a favore del Tesoro. Ciò potrà essere fatto attraverso operazioni di mercato aperto, in pratica acquisti da parte della Banca Centrale di titoli di stato già in circolazione. Per i più curiosi, la formula per ricavare la quantità X di titoli di stato che la Banca Centrale deve acquistare per generare le riserve addizionali è X= D/(MM-1). Dove D è il Deficit da finanziare (nel nostro esempio un miliardo di Euro) e MM è il moltiplicatore monetario (nel nostro esempio 100). Nel nostro esempio X sarà pertanto uguale a 10 milioni di Euro. L’aumento totale di offerta monetaria (evento inflattivo) sarà pertanto pari a 1 miliardo e 10 milioni di Euro, in pratica (con l’attuale moltiplicatore monetario) pari al Deficit da finanziare. La monetizzazione del debito quindi,aumentando l’offerta monetaria, determina perdita del potere di acquisto della moneta, anche se in misura più contenuta rispetto alla stampa diretta di moneta.

Si noti inoltre la trama degli speciali privilegi concessi al sistema bancario: in primo luogo lo Stato permette alle banche di creare moneta scritturale a costo zero, che poi presteranno al governo tramite l’acquisto di titoli obbligazionari; in secondo luogo si chiede ai cittadini tramite la tassazione di ripagare debito e interessi, interessi che finiranno tra i ricavi delle banche che hanno acquistato le obbligazioni con soldi generati dal nulla. 

Tassare i cittadini. E’ il sistema più evidente ed eticamente corretto, inoltre non è inflattivo. Se lo Stato vuole spendere per creare servizi, tassa i cittadini di conseguenza e questi possono esprimere il loro gradimento con il voto. Tale sistema non consente elusioni nel sottoporsi al giudizio degli elettori e pertanto è sgradito ai politici. Considerando poi che la tassazione in molti paesi civilizzati ha già raggiunto livelli al limite del sostenibile, capite come il margine di manovra per i politici sia limitato.

Da quanto detto, si comprende pertanto come gli Stati avidi di crescita e di sempre maggiore spesa pubblica, volendo evitare il ricorso immediato alla tassazione e non potendo incidere sulla propensione al risparmio dei cittadini, abbiano ad un certo punto, per favorire espansioni basate sul debito, abolito il gold standard che, limitando la crescita di offerta monetaria, metteva un freno a tale possibilità.

 

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