Moneta e saldi monetari

da | Dic 16, 2017

La moneta è un bene che si differenzia dagli altri beni, in quanto possiede solo un valore di scambio, non un valore d’uso. Non soddisfa bisogni direttamente nel presente, come i beni di consumo, nè aiuta a produrre beni di consumo nel futuro, come fanno i beni di investimento.

La moneta, come la lingua e la legge, è il risultato di uno spontaneo processo evolutivo di selezione culturale di usi e convenzioni di successo.

In origine si praticava il baratto, ma con la specializzazione del lavoro non è stato più possibile soddisfare la condizione alla base del baratto, ovvero la doppia coincidenza di bisogni.

Ciò ha portato nel tempo a selezionare beni commerciali dotati di particolari caratteristiche (in particolare scarsità, trasportabilità, incorruttibilità, divisibilità,..) più adatti ad essere utilizzati prevalentemente come mezzo di scambio. Nasce così la moneta merce, e l’oro è quella che nella storia si è affermata più di qualunque altra.

Quanto sopra detto implica che mentre per un bene che possiede un valore d’uso, ad esempio un televisore, per soddisfare una maggiore domanda di quel bene è necessario aumentare la produzione del bene stesso, ciò non è necessario per un bene che svolge solo un ruolo di scambio.

Se si vuole che più persone possano godere dell’uso di un televisore si dovrà pertanto produrre più televisori; ma per supportare un’economia in espansione, non sarà necessario aumentare l’offerta di moneta.

La domanda di moneta infatti può essere soddisfatta sempre da qualunque quantità di moneta; una domanda monetaria crescente, ad esempio come conseguenza della crescita di un’economia, a parità di offerta, produrrà solo l’effetto di un aumento del prezzo della moneta stessa, ovvero del suo potere di acquisto. Quindi a parità di offerta monetaria, se l’economia cresce (ovvero se cresce la popolazione, il numero di salariati e di imprese e quindi la numerosità e la quantità di beni e servizi sul mercato per soddisfare bisogni in crescita) e conseguentemente la domanda di moneta cresce, si riduce l’indice generale dei prezzi (che è l’inverso del potere di acquisto della moneta, che invece cresce).

Fino a quando c’era la moneta merce, l’aumento di offerta monetaria aveva un limite nel costo necessario a reperire la moneta (moneta inelastica). Poi gli stati hanno preso il controllo della moneta legalizzandola e infine hanno trasformato la moneta merce in moneta fiat, ovvero in moneta che non è più legata ad alcuna merce e può essere prodotta semplicemente stampando pezzi di carta (il contante), praticamente a costo zero.

Il sistema di banche a riserva frazionaria rende ulteriormente elastica l’offerta di moneta attraverso la moneta detenuta nei depositi bancari; essa si definisce moneta scritturale in quanto può essere creata da una banca semplicemente tramite due scritture contabili che generano contestualmente un debito per la banca (il saldo di conto corrente) a fronte di un credito della banca concesso a terzi.

La nostra moneta che deteniamo nei nostri conti corrente lungi dall’essere semplicemente “custodita” dalla banca è in realtà utilizzata per espandere il credito e, nella sostanza, diventa il debito di qualcun altro, e quindi comporta un rischio addizionale rispetto al contante (per questo la banca paga al depositante un interesse invece di farsi pagare dal depositante per la custodia). 

La banca infatti non dispone di contante a copertura di tutta la moneta depositata nei conti correnti dei suoi clienti, e se quest’ultimi contemporaneamente volessero prelevare tutta la disponibilità del loro conto corrente, la banca non potrebbe onorare i suoi debiti senza il contestuale intervento della Banca Centrale che dovrebbe prestare le riserve mancanti alla banca (si dice pertanto che svolge la funzione di prestatore di ultima istanza).

Cerchiamo ora di capire cosa c’è alla base dell’esigenza di un individuo di detenere saldi monetari.

Una cosa importante da capire è che la domanda individuale di moneta è sempre e soltanto domanda per potere di acquisto immediatamente utilizzabile. E’ l’incertezza e l’impossibilità di fare coincidere, nel tempo e nella quantità, le entrate con le uscite che rende necessario per la gente possedere disponibilità monetarie. La gente detiene moneta solo per avere la flessibilità di poter ingaggiare velocemente transazioni di scambio.

La moneta detenuta può essere sotto forma di contante o come disponibilità sul proprio conto corrente. La prima è suscettibile di riduzione di potere di acquisto come conseguenza di un aumento di offerta orchestrato dalla banca centrale e amplificato dalle banche attraverso il meccanismo di riserva frazionaria, la seconda prevede anche un percentuale di rischio dovuta al fatto che la banca “utilizza” la moneta depositata nei conti correnti.

Vale la pena sottolineare ancora una volta che non è la moneta a generare interessi, ma l’azione dell’uomo nel tempo. Una moneta sana per definizione non potrebbe generare interessi perchè non è un investimento e non ha un rischio controparte. La moneta è solo riserva di valore perchè è potere di acquisto immediatamente utilizzabile.

Ecco quindi un grosso paradosso dell’economia moderna (e malata), la moneta dovrebbe essere riserva di valore e non generare interessi, invece perde potere di acquisto e genera interessi. 

L’attuale congiuntura economica ha aumentato il livello medio di incertezza e insicurezza degli individui e ciò ha determinato una maggiore propensione a tenere più alte disponibilità monetarie.

Se un individuo infatti non trova sul mercato investimenti che offrano rendimenti soggettivamente percepiti come adeguati (ovvero in linea con il proprio tasso di preferenza temporale e con il rischio percepito per l’investimento) e in più avverte per sè un accresciuto livello di insicurezza (dovuto ad esempio al rischio di perdere il posto di lavoro), la conseguenza è che deterrrà una percentuale maggiore dei propri asset sotto forma di saldi monetari.

Quando quindi sentite qualcuno, che magari si considera “esperto” di economia, che parla di risparmio in termini negativi, associandolo ad un aumento dei saldi monetari e affermando che esso comporta tesaurizzazione (ovvero accumulo improduttivo di moneta) ed è quindi un freno allo sviluppo economico al contrario del consumo che invece lo favorirebbe, sta straparlando senza sapere quello che dice.

In conclusione, detenere saldi monetari non ha niente a che fare con il risparmio, essi sono tenuti per far fronte all’incertezza. La tesaurizzazione, ovvero la tendenza ad accumulare moneta senza investirla, è un fenomeno patologico che può essere forse spiegato dalla fobia per il futuro.

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