Risparmio e tasso d’interesse. Se li capisci non li temi.

da | Dic 14, 2017

In ogni individuo ciò che determina la sua attitudine al risparmio piuttosto che al consumo è un elemento soggettivo chiamato “tasso di preferenza temporale”.

Più è alto il tasso di preferenza temporale di un individuo, più egli vorrà godere di beni nel presente e conseguentemente privilegerà il consumo al risparmio, dedicando a tale scopo una più alta percentuale dei suoi ricavi o indebitandosi o disinvestendo altri asset.

Viceversa, quanto più è basso il suo tasso di preferenza temporale, più sarà disposto a posporre il godimento di beni spostandolo nel futuro e pertanto privilegerà il risparmio al consumo, allocando ad investimenti una più alta percentuale di reddito.

Il risparmio si traduce infatti in investimenti che vengono eseguiti proprio per avere una maggiore quantità di risorse da utilizzare per godere di beni nel futuro.

Perché una maggiore quantità?

Perché una regola universalmente valida che guida l’azione umana è che, a parità di condizioni, i beni presenti si preferiscono ai beni futuri. Un individuo sarà disposto a rinunciare a beni presenti soltanto per ottenere una maggiore quantità di beni futuri.

E’ errore comune confondere il risparmio con i saldi di conto corrente. E’ bene essere chiari, si tratta di due cose molto diverse.

Il risparmio è una variabile di flusso ed indica quanto è la quota di reddito che non viene consumata per un immediato godimento.

Il saldo di conto corrente è una variabile di stock è non è in relazione diretta con la propensione al risparmio; i saldi di conto corrente possono anche aumentare in corrispondenza ad un aumento della propensione al consumo; ad esempio se si stanno disinvestendo altri asset.

I tassi di preferenza temporale di ogni individuo si combinano in modo che nella società tenda a determinarsi un tasso di interesse di mercato che è il prezzo di mercato dei beni presenti in funzione dei beni futuri. 

Dato che nel mercato si utilizza la moneta come mezzo di scambio, il tasso di interesse viene stabilito come il prezzo che si deve pagare per ottenere subito un numero determinato di unità monetarie (bene presente) che dovranno essere restituite, maggiorate di detto prezzo, in un periodo prefissato di tempo (bene futuro). Per ragioni consuetudinarie il tasso di interesse si esprime in un tot percento all’anno.

E’ importante capire che il mercato dei crediti è soltanto una parte, e non la più importante, del mercato generale in cui si scambiano beni presenti con beni futuri. Una società potrebbe pertanto non avere l’istituzione del credito e tuttavia tutti gli agenti economici investirebbero direttamente i loro risparmi nella produzione e si formerebbe ugualmente un tasso di interesse di mercato che in questo caso verrebbe determinato dal tasso di profitto (a cui tenderebbero tutti i processi produttivi per l’azione imprenditoriale).

Ogni investimento implica normalmente l’assunzione di un rischio di controparte specifico per il particolare investimento.

Il tasso di interesse lordo (che coincide con il tasso di interesse del mercato creditizio) non è altro che il tasso di interesse più il premio per il rischio della specifica operazione e più o meno l’inflazione/deflazione attesa (intesa come aumento o riduzione dell’indice dei prezzi al consumo).

Ricapitolando, bassi tassi di interesse dovrebbero indicare una alta propensione collettiva al risparmio, viceversa alti tassi di interesse dovrebbero indicare una alta propensione collettiva al consumo.

Ho detto dovrebbero, perchè questo è quello che risulterebbe in un mercato non manipolato. 

Evidentemente gli attuali tassi di interesse (prossimi a zero o addirittura negativi) sono la prova dell’esistenza di tale manipolazione, altrimenti significherebbe che le persone preferiscono, a parità di altre condizioni beni futuri a beni presenti, il che sarebbe irrazionale.

Tale manipolazione, operata dalle banche centrali, determina importanti squilibri economici, da cui derivano cicli economici di boom e bust, ovvero cicli espansivi seguiti da inevitabili cicli recessivi in cui l’economia si riallinea (la teoria dei cicli economici è stata ampiamente spiegata e dimostrata da una corrente di teoria economica – chiamata teoria austriaca di economia – che ha visto, proprio per la teoria dei cicli, uno dei suoi più importanti rappresentati, Hayek, vincere il Nobel per l’economia nel 1974).

Oggi siamo al culmine di un enorme ciclo espansivo evidenziato proprio dagli attuali tassi di interesse negativi e da un enorme quantità di moneta stampata (risultato di un aumento di offerta monetaria che ha avuto una rapida accelerazione da quando la moneta è passata da “moneta merce” a “moneta fiat”, ovvero da quando è venuto meno il gold standard e si è potuto generare dal nulla nuova moneta).

In conclusione:

  1. il tasso di preferenza temporale determina l’attitudine al risparmio piuttosto che al consumo ;
  2. il risparmio (ovvero l’astensione dal consumo) è l’unico motore per uno sviluppo economico sostenibile (non l’aumento del debito);
  3. il risparmio si traduce in investimenti che generano beni godibili in futuro; ciò amplia e rende più complessa e durevole la struttura produttiva, in poche parole aumenta la rete di beni capitali determinando una maggiore ricchezza della nazione;
  4. non è la moneta che genera interessi, ma l’azione dell’uomo nel tempo;
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