The real and the fake

da | Dic 7, 2017

Firenze 1350, messer Riccobono al mercato di Santa Maria compra con un fiorino d’oro sette polli, riceve di resto 18 grossi d’argento, circa 7/10 di fiorino; poiché in ogni fiorino ci sono circa 3,5 grammi d’oro, in pratica con un grammo d’oro ha comprato sette polli per sfamare la sua numerosa famiglia.

Oggi i suoi discendenti dopo più di sei secoli e mezzo potrebbero fare più o meno lo stesso.

New York 1913, si è appena installata la Fed, Mr Poorman al mercato di Little Italy compra con 1 dollaro sette polli per sfamare la sua numerosa famiglia. Oggi Mr Poorman non ha discendenti, sono tutti morti di fame nella crisi del 1929, ma se ci fossero avrebbero bisogno di più di 40 dollari per comprare sette polli. 

In cento anni il dollaro americano si è svalutato di quasi il 98%. Wow! 

Non male per una reliquia barbarica (a barbarous relic), come Lord Maynard Keynes, uno dei più famosi economisti inglesi, ha definito l’oro nel 1923, auspicando il superamento del gold standard. Voleva una moneta che fosse libera da un ingombrante fardello, una moneta che potesse essere stampata liberamente senza alcun freno, per poter consentire, questa era la sua tesi, la crescita economica.

Peccato che più o meno negli stessi anni Ludwig von Mises, uno tra i più autorevoli esponenti di quella che poi sarebbe stata conosciuta come la scuola austriaca di economia, dimostrava inequivocabilmente come qualunque quantità di moneta fosse sempre sufficiente a qualunque economia e che l’inflazione monetaria genera solo effetti di malinvestment , cicli economici di boom e bust e ridistribuzione della ricchezza (a vantaggio degli amici di Lord Keynes, non certo di Mr Poorman).

Non tutti i banchieri centrali del mondo sono stati così ingenui a credere in cuor loro alle parole di Keynes.

Una eccezione è Gordon Brown che da Cancelliere dello Scacchiere nel 1999 annunciò che avrebbe cominciato a vendere tonnellate di metallo giallo considerato un asset che aveva perso valore e che non pagava interessi. Nei tre anni successivi il governo britannico vendette quasi 400 tonnelate d’oro riducendo al 16% la quota del metallo sul totale delle riserve. La tempistica di Brown non poteva essere peggiore; vendendo ai minimi delle quotazioni dell’oro il governo britannico, per la felicità dei sudditi della corona, ha incassato 18 miliardi di dollari in meno rispetto a quanto avrebbe ottenuto alle quotazioni dell’oro del 2012. 

L’errore commesso da Brown è stato di considerare l’oro alla stregua di un investimento invece di quello che realmente è, moneta non inflazionabile. E non perché lo dice lo stato o gli economisti, ma perché lo dice la storia, perché ha caratteristiche uniche che lo qualificano come moneta, caratteristiche che sono valide ancora oggi. E’ indistruttibile, divisibile, riconoscibile, non si deteriora, è sufficientemente scarso senza essere troppo raro. E’ abbastanza distribuito sul globo terrestre. Ha una storia millennaria come moneta universale. E’ globale, cosmopolita e apolitico. E non può essere inflazionato a piacere.

La più grande operazione di marketing di tutti i tempi è stata quella di convincerci, con l’autorevolezza delle istituzioni, le belle filigrane, gli ologrammi, le illustrazioni di uomini famosi, le frasi a effetto (“in god we trust”), che una moneta fiduciaria elastica sganciata dall’oro, fosse una cosa preziosa e priva di rischi.  

Così non è.  

Una moneta che può essere creata senza limiti e che è il debito di qualcun altro, ovviamente incorpora una certa quantità di rischio. Ed è una cattiva moneta. 

Mettiamola così. In un ambiente economico stabile la nostra domanda di moneta è sufficientemente bassa e preferiamo indirizzare il nostro reddito al netto dei consumi in investimenti in beni capitali, con l’obiettivo di tradurli in maggiore potere di acquisto nel futuro.

La situazione cambia alla fine di un’artificiale espansione creditizia indotta da inflazione monetaria, dove i prezzi di molti beni di investimento sono stati spinti verso l’alto senza il supporto di validi fondamentali economici. Quando ci si inizia a domandare sulla sostenibilità degli alti prezzi dei beni di investimento e della tenuta del sistema bancario. 

In tale situazione ha senso mantenere una bassa esposizione in beni di investimento e aumentare la quantità di asset monetari. Tuttavia, se gli asset monetari sono stati inflazionati per rimandare scenari recessivi, la domanda di moneta potrebbe vantaggiosamente andare dalla moneta fiduciaria elastica a una moneta anelastica come l’oro.

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